La Storia di San Gregorio Magno

La Storia di San Gregorio Magno

L’area in cui oggi sorge San Gregorio Magno faceva parte del Principato di Salerno, un territorio che comprendeva le valli dei fiumi Tanagro fino al Sele. Le prime notizie, seppur sporadiche, risalgono all’849 d.C. e riguardano una zona ancora priva di un vero centro abitato.

Di natura remota e difficile da controllare, per lungo tempo l’area rimase una sorta di territorio neutrale, una “terra di nessuno”. In questo contesto politico instabile si susseguirono le migrazioni dei monaci di rito greco, provenienti dal sud, che trovarono in queste zone un luogo adatto alla vita eremitica.

Con l’obiettivo di ripopolare territori abbandonati dopo le invasioni barbariche, e in una fase storica in cui era nuovamente possibile vivere al di fuori delle mura fortificate dei castelli, i monaci si insediarono alle pendici di una fertile area paludosa detta Pantano. Qui fondarono centri monastici che divennero poli di spiritualità e di cultura, favorendo il ritorno della popolazione nelle terre spopolate.

Grazie alla loro operosità, vaste porzioni di territorio, abbandonate da secoli, furono nuovamente messe a coltura. Il sito prescelto nella zona fu San Zaccaria, che svolse il ruolo di centro di riferimento per gli eremi distribuiti sulle pendici della corona montuosa che circonda il Pantano.

Ancora oggi la presenza di questi antichi insediamenti monastici è testimoniata dai toponimi tuttora in uso.

Principato Citra olim Picentia - Autore: Magini Giovanni Antonio, 1555-1617

Casale di San Zaccaria

Tra il X e l’XI secolo alcuni monaci benedettini giunsero in questa zona, allora appartenente ai Longobardi convertiti al cattolicesimo. Per difendersi dalle incursioni saracene si stabilirono lontano dalla costa, scavando eremi in grotte naturali o artificiali e coltivando i terreni circostanti, secondo la regola benedettina del lavoro manuale.

La loro presenza favorì la rinascita agricola e sociale del territorio: introdussero nuove colture, organizzarono comunità di contadini e svilupparono attività artigianali. Con il tempo acquisirono vaste proprietà grazie a donazioni, soprattutto da parte di nobili, e dovettero ricorrere anche a manodopera esterna.

Il monastero di San Zaccaria nacque come struttura fortificata, con una piccola chiesa e una torre quadrangolare, attorno alle quali sorsero numerose grotte utilizzate come abitazioni e luoghi di preghiera. La posizione strategica, dominante la Valle del Bianco, lo rendeva difficilmente attaccabile.

Nei dintorni sono ancora presenti antichi ulivi, probabilmente piantati dai monaci tra XIII e XIV secolo. Le fonti medievali attestano l’importanza crescente del sito, che rientrava nel sistema difensivo e amministrativo del Principato e della provincia di Salerno durante l’età di Federico II.

All’epoca il monastero ricadeva nel territorio dell’antica Volcei, corrispondente all’attuale Buccino. San Gregorio, come centro abitato, non esisteva ancora e iniziò a formarsi solo successivamente come agglomerato, sviluppandosi attorno all’insediamento rupestre delle grotte di via Bacco.

Resti dell'antica Torre di San Zaccaria

Torre di San Zaccaria

Un rudere ferito che si staglia alto fra la vegetazione, a mezza strada fra una vasta conca carsica ed un colle, mostra ancora una feritoia, superba vedetta  a protezione di genti laboriose.

Questo l’attuale aspetto di quanto rimane della Torre di San Zaccaria, quadrato baluardo della religiosità dei monaci costruttori della chiesetta lì accanto, nominata ad uno dei Santi protettori del mondo spirituale bizantino.

La piccola comunità di contadini e pastori trovò rifugio dapprima in poche caverne naturali, poi gradualmente riuscì a scavarne altre sul fianco della Costa del Casale, attendendo che il “Pantano” ritirasse ogni anno (come il Nilo per gli Egizi) le sue acque per coltivarne il fondo limaccioso, ma fertilissimo.  Dalla fusione delle due realtà – abitativa e monastica – prese forma e corpo il piccolo Casale di San Zaccaria.

Poi furono i Normanni, requisita la struttura monastica, a trasformarla nella piccola fortezza dotata di Torre di avvistamento, al pari di quella, sempre a base quadrata, posta sul colle San Angelo dello Scorzo.

Lì intorno alberi di ulivo a testimoniare la volontà dei nativi di abitare il sito; purtroppo una serie di circostanze avverse determinò il loro progressivo allontanamento. Poi, nel corso del XVII secolo i pochi abitanti rimasti, risparmiati dalla malaria, abbandonarono definitivamente il Borgo di San Zaccaria per  trasferirsi nel vicino paese di San Gregorio.

 

San Gregorio… non ancora Magno

Il nome San Gregorio potrebbe derivare dal luogo dell’eremo in cui il santo avrebbe dimorato e compiuto diversi miracoli, secondo quanto riportato dall’agiografia.

La prima attestazione documentaria certa di San Gregorio risale all’11 novembre 1200, quando papa Innocenzo III concesse un privilegio all’arcivescovo di Conza, Pantaleone. Con questo atto, il Pontefice confermava e sanciva i confini dell’arcidiocesi, elencando terre, abbazie e chiese in essa comprese, tra cui la chiesa di San Gregorio.

In epoca successiva il centro abitato si ampliò anche grazie all’emigrazione della popolazione del vicino villaggio di San Zaccaria, distrutto nel 1433, come risulta dai registri degli Agostiniani di Buccino. L’ultimo abitante del borgo risulta essere un certo Guglielmo Sadeo.

L’area fu inoltre colpita da eventi sismici di eccezionale violenza: nel 1456 un fortissimo terremoto devastò il territorio e, nove anni dopo, nel 1466, una nuova scossa con epicentro tra i monti Marzano ed Eremita, di intensità pari al IX grado della scala Mercalli (dati INGV), mise ulteriormente a rischio abitati già fragili.

Mappa del paese di San Gregorio Magno nel XIX

Cambio denominazione: San Gregorio Magno

Dal 1568 al 1678 il paese fu feudo dei Caracciolo, duchi di Sicignano. Nel 1700 il titolo passò a Carlo Tocco, principe di Montemiletto, pronipote di Ippolita Caracciolo, ultima duchessa di Sicignano e sua unica erede.

Dal 1811 al 1860 San Gregorio fece parte del circondario di Volcei, appartenente al distretto di Campagna del Regno delle Due Sicilie. In questo periodo furono realizzate importanti opere pubbliche, tra cui strade, ponti e fontane, oltre al lungo e complesso prosciugamento del lago detto “Pantano”, che impegnò per quasi un secolo le amministrazioni di San Gregorio e Ricigliano.

Nel 1863, durante il Regno d’Italia, il paese cambiò denominazione da “San Gregorio” a “San Gregorio Magno”, per distinguersi da altri centri con nome simile.

Decreto di Cambio denominazione - 4 gennaio 1863

Medaglia d’oro al merito civile

«In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione.»

 Terremoto dell’Irpinia 23 novembre 1980

Angelo Duca, detto ” Angiolillo”, il Brigante sociale Gregoriano

Oltre all’omaggio di Benedetto Croce, diversi scrittori e storici dedicarono ad Angelo Duca parole pregne di ammirazione tra cui Alexandre Dumas, Hans Mathes Merkel, Francesco Saverio Nitti. Angelo Duca, detto Angiolillo, colui che incarnò la figura del “brigante sociale”, fu fatto decapitare da Ferdinando IV senza alcun processo. Secondo la macabra usanza del tempo, furono smembrati i pezzi del suo corpo, e la sua testa fu a lungo esposta sulla “Porta di Nanno” a Calitri.

Angelo Duca ”Angiolillo” merita ampiamente di essere ricordato perché fu un “brigante” generoso che combattè contro le ingiustizie dei nobili, destinando ai contadini il denaro di coloro che si erano arricchiti sfruttando la povera gente.

Nato a San Gregorio Magno in provincia di Salerno nel 1734, Angelo Duca dovette darsi alla macchia nel 1780 per essere entrato in lite con il marchese Francesco Caracciolo, latifondista calabrese. Divenne “brigante” e le sue gesta di uomo dalla grande umanità furono conosciute nell’entroterra di Salerno, Avellino e nella Basilicata settentrionale.

I suoi aspetti di persona dalle grandi idealità sociali si diffusero a Cassano Irpino, ad Avigliano, a Muro Lucano, a Calitri, Ruoti e Rionero in Vulture. A lui furono dedicati alcuni poemi composti da dotti autori, come anche un racconto popolare in versi dal titolo La bellissima istoria delle prudezze ed imprese di Angelo Duca in cui si racconta di quando procurava la dote alle ragazze povere, elargendo  denaro e grano, ed altri nobili atti di generosità verso gli umili.

A San Gregorio Magno è noto l’episodio di quando ad Ascoli Angelo Duca irruppe nel palazzo del duca Sebastiano Marulli, dove era imbandito un sontuoso banchetto, chiedendo ed ottenendo che venisse preparato  un pranzo anche per il popolo.

L’ episodio è ricordato nei versi della Bellissima Istoria:

Lui salì sopra, quindici zecchini
si fece dar da tutti quei signori;
calò poi abbasso e , a donne , e poverini
un pranzo fece far di bei sapori,
con dir : Se festa fa la signoria,
pure alla povertà festa si dia”.

Benedetto Croce ha rivelato che, con il suo esempio, rappresentò, in relazione al brigantaggio delle nostre province, la pura anima sociale ed ideale, il Robin Hood meridionale con i suoi elementi di bontà, di generosità e di eroismo.

Il tedesco Hans Mathes Merkel, dedicò alla sua figura di brigante gentiluomo un’opera intitolata Il buon diritto del brigante Angelo Duca.

Francesco Saverio Nitti nel saggio Eroi e Briganti, mise in risalto di questo generoso brigante il desiderio di proteggere l’onore delle fanciulle dalle prepotenze di taluni baroni che erano soliti abusare di loro in modo indegno.

Per il  successo popolare che Angelo Duca riscosse, il governo borbonico iniziò contro di lui una dura repressione: Angiolillo si presentava come portatore di un modello di giustizia alternativo e vicino alla povera gente, ragione per la quale la sua fama si era estesa non solo al paese natìo, ma a tutta la provincia.

Fu Ciccio Zuccarino a tradirlo, ossia un giovane di Caposele  che in breve tempo si era conquistato la sua fiducia. Dopo aver trattato ed ottenuto la salvezza per sé, Zuccarino guidò un nutrito gruppo di soldati borbonici presso un convento di Muro Lucano, dove Angelo Duca si rifugiava. Il “brigante buono”  venne catturato insieme al suo compare Peppe Russo. Condotto prima ad Avellino e poi a Salerno, fu fatto decapitare per ordine diretto di Ferdinando IV. Come già esposto, Il suo corpo fu smembrato e la testa fu a lungo esposta sulla “ Porta di Nanno” a Calitri.

 


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    Come Trovarci

    La Casa Vacanze San Gregorio Magno è situata al centro del paese, raggiungibile a piedi l’Antico Borgo di via Bacco (si effettuano visite guidate la Domenica mattina) dove la terza settimana di Agosto si svolge il tipico evento enogastronomico di Baccanalia

    Indirizzo
    Via Madonna di Loreto 6
    84020 San Gregorio Magno (SA) 


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